CONCORRENZA ADDIO. RESTA SOLO PER LE PMI.
C’ERA UNA VOLTA LA CONCORRENZA. CE L’HANNO SPIATTELLATA PER ANNI COME IL PRINCIPIO BASILARE DELL’UNIONE EUROPEA E DELLA MONDIALIZZAZIONE.
MA SONO BASTATI POCHI MESI DI CRISI PER CANCELLARLA
DAI PROGRAMMI DEI GOVERNI. SOPRAVVIVERA' SOLO PER LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE.
MENTRE FIORISCONO PROGETTI DI GIGANTESCHI MONOPOLI PUBBLICI E PRIVATI. IL MONDO CHE VERRA' SARA' IRRICONOSCIBILE.
Man mano che il mercato libero dei capitali collassa, i suoi sostenitori ideologici abbandonano la nave che affonda, mettono da parte la linea di pensiero che esaltava le virtu' del mercato e inneggiano adesso allo Stato come salvatore del sistema.
Dagli Usa alla Germania, dalla libera Inghilterra alla Francia fioriscono gli aiuti di stato e nascono enormi oligopoli pubblici e privati. Si va così verso un mondo a due livelli: sopra i maxi-agglomerati bancari e industriali che opereranno fuori da ogni concorrenza, sotto le piccole e medie imprese costrette a competere su prezzi e qualita'. Da noi,si sa, la concorrenza non e' mai nata.l’Italia e' stata la prima,fin dagli anni ’90, a inventare i monopoli privati svendendo tutto ciò che era dell’ IRI, cioe' del monopolio dello Stato.
Cosi' banche, autostrade, telefoni, cementifici e acciaierie sono finite a pochi “amici”. Anche le grandi opere pubbliche, prima di tutte l’alta velocità, negli stessi anni sono state affidate ai soliti noti a trattativa privata e il governo ancora oggi continua a finanziare principalmente quei contratti. Mai che sia stata fatta un’asta o una vendita in borsa. Tutto e' transitato sempre per accordi riservati e ne siamo venuti a conoscenza a cose fatte. L’ultimo esempio e' l’Alitalia,dove ai privati e' andata la parte buona e allo Stato i debiti. Poi, con la fusione della compagnia di bandiera con Airone, e' nato l’ultimo oligopolio, quello delle rotte interne. E l’Antitrust ? Non scherziamo………
Ma ora la crisi globale sta diventando la madre di tutti gli oligopoli a livello mondiale. Gli stati stanno acquistando,direttamente o indirettamente, il controllo di banche e industrie. Le piccole vengono abbandonate al loro destino, mentre le grandi finiscono per diventare pubbliche o nelle fauci di pochi, sempre e comunque largamente finanziati da soldi pubblici. I governi decidono chi deve fallire e chi far sopravvivere e magari crescere, a forza di finanziamenti pubblici ed aiuti di stato, fino a ieri vietatissimi.
Il progetto Fiat-Crysler-Opel e' emblematico di ciò che ci riserva il futuro. Lo ha anticipato lo stesso Marchionne: avremo 5 grandi produttori di automobili. E la concorrenza?
Azzerata, ovviamente, nel silenzio di tutte le autorita' che, anzi, si sperticano nel dichiarare che occorre salvare l’industria dell’auto mondiale e si apprestano a farlo a forza di finanziamenti pubblici. Tra USA e Germania, ci vorranno circa 10 miliardi di euro pubblici per fondere Fiat, Crysler e Opel, mentre i privati non metteranno un euro. Cosi' l’industria automobilistica mondiale, una volta diventata un maxi-oligopolio, tornera' in breve all'utile perche' noi, siamone certi, pagheremo di piu' le autovetture.
Le grandi banche tedesche sono gia' quasi interamente finite nelle mani del governo. L’ultima e' la Commerzbank, per la quale la Commissione Europea ha dato in questi giorni il via libera alla ricapitalizzazione. Il governo tedesco ha gia' concesso alla banca ben 8 miliardi di euro per la ricapitalizzazione nel dicembre 2008, e intende concedere altri 10 miliardi.
E' chiaro che per la politica della Commissione Europea si tratta di un dietrofront di 180 gradi: gli aiuti di Stato sono diventati improvvisamente virtuosi, senza neppure rivedere i trattati che li vietano espressamente.
Ma lo Stato tedesco controlla anche il 47,31% di Hypo Real Estate, l'istituto di credito immobiliare che Berlino intende nazionalizzare. Hypo Real Estate è stata salvata dal fallimento grazie a garanzie per oltre 100 miliardi di euro messe a disposizione dallo Stato tedesco. Per questa operazione però l'Unione Europea ha aperto una procedura di infrazione ai trattati per il sospetto di "Aiuti di Stato". Che differenza sostanziale ci sia rispetto al caso Commerzbank proprio non si capisce.
Negli USA dieci grandi banche su diciannove hanno di nuovo bisogno di essere ricapitalizzate. Queste banche gestiscono circa il 75% dei depositi di cittadini e industrie statunitensi. Il responso degli stress test a cui la Federal Reserve ha sottoposto i 19 maggiori istituti di credito Usa e' che di questi ben dieci istituti dovranno effettuare operazioni di ricapitalizzazione per almeno 74,6 miliardi di dollari. E chi mai potra' ricapitalizzarle se non lo Stato stesso? Fra le opzioni vi e' infatti la conversione delle azioni privilegiate detenute dal governo in azioni ordinarie. E per questa via, come già e' accaduto in Germania, le maggiori banche USA diventeranno pubbliche. Contemporaneamente, però, il governo Obama sta lasciando fallire decine e decine di piccole banche. E' la politica, come dire, del salviamo il salvabile, purche' sia grande abbastanza o abbastanza supportato dalle lobbies. Così la finanza USA si avvia verso l'oligopolio, forse quasi interamente pubblico.
Ma e' la temuta imminente bancarotta delle più grandi aziende produttrici del mondo capitalistico ad ossessionare i politici occidentali. Quindi rischiamo che, oltre agli interventi finanziari dati per scontati per salvare l’industria automobilistica, i governi debbano farsi carico di altre grandi industrie. In Italia sta già accadendo con la Merloni Elettrodomestici, che avrebbe ottenuto un finanziamento dalla Cassa Depositi e Prestiti. Da dove verranno i capitali necessari al salvataggio della grande industria? Evidentemente dai cittadini e dalle Piccole e Medie imprese sopravvissute, le uniche che non riceveranno mai nessun aiuto.
Tra gli ex campioni del libero mercato e della concorrenza si distingue adesso anche la Banca Centrale Europea che ha varato misure straordinarie per combattere la crisi, dando il via all'acquisto di obbligazioni bancarie garantite. Si tratta della bellezza di 60 miliardi di euro che pioveranno nelle casse delle banche con la speranza che queste poi si degnino di finanziare l’economia.
Ma, a quanto pare,le banche a finanziare le imprese non ci pensano proprio. Infatti preferiscono alzare i tassi alle PMI e incamerare utili crescenti,ovvero ripulire i bilanci dagli effetti nefasti dei loro errori del recente passato.
Tanto che lo stesso presidente Berlusconi in questi giorni ha detto che «Le banche sono in una situazione su cui il Governo ha i fari accesi. Credo che stiano facendo utili molto elevati, arrivo a dire eccessivi».
Tutto questo indica chiaramente che il "mercato", inteso come meccanismo di fissazione dei prezzi e distribuzione delle risorse, sta morendo. Sopravvivera' unicamente per le Piccole e Medie Imprese. Il resto, si avvia inesorabilmente verso l'oligopolio, pubblico o privato, a livello globale. C'e' da domandarsi se ha senso e quanto potra' reggere un libero mercato riservato solo alle Piccole e Medie imprese.
Forse siamo all'alba della fine del capitalismo concorrenziale e tutte le teorie economiche andranno riscritte
per adeguarle ad un mondo assai grigio.
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